L’Onu si Allea con Chi Impicca e Frusta e Celebra la “Giornata Mondiale Contro l’Islamofobia”

Il segretario dell’Onu ed i regimi vogliono una legge che criminalizzi la critica dell’Islam. Ci stanno riuscendo. Professori uccisi, giornalisti sotto scorta, redazioni come bunker, libri censurati.

Tratto da Rassegnastampa-totustuus.it

di Giulio Meotti

Azerbaijan: un paese i cui soldati hanno decapitato inermi e anziani civili armeni

Afghanistan: il secondo paese nella lista mondiale fra i persecutori dei cristiani.

Iran: un paese dove si impiccano gli omosessuali, torturano le donne senza velo e che vuole distruggere Israele.

Pakistan: un paese dove centinaia di persone sono state illegalmente uccise e condannate a morte dopo essere state accusate di “blasfemia”.

Turchia: un paese che ha le galere piene di giornalisti e scrittori.

Arabia Saudita: un paese dove si frustano in piazza i dissidenti, come Raif Badawi, da dieci anni in carcere e condannato a 1.000 frustate. 

Indonesia: un paese dove in una regione, Aceh, si frustano in piazza i propri cittadini.  

Nigeria: un paese dove ogni anno migliaia di cristiani sono impunemente massacrati perché cristiani.

Cosa hanno in comune tutti questi paesi? Fanno parte della Organizzazione per la Cooperazione Islamica, che è il più grande blocco di paesi votanti all’Onu. L’Organizzazione è appena riuscita a far celebrare alle Nazioni Unite la “Giornata mondiale contro l’islamofobia” alla presenza del segretario generale Antonio Guterres, che ha detto che c’è una “epidemia di islamofobia nel mondo”. L’obiettivo di questi paesi? Criminalizzare ogni critica dell’Islam. Lo ha detto espressamente l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica: “Serve una legge che criminalizzi l’islamofobia”. La loro offensiva non poteva cadere in momento per loro più propizio e drammatico.

In Francia, da tre mesi, una decina di professori e accademici è finita sotto scorta per aver espresso una qualche critica all’Islam. A ottobre, un loro collega, Samuel Paty, era stato decapitato dopo essere stato chiamato “islamofobo”. Decine di giornalisti francesi sono protetti dalle forze dell’ordine. In Germania ci sono numerose personalità sotto protezione, come Hamed Abdel Samad. Non ricopre cariche pubbliche, ma questo sociologo di origine egiziana vive sotto la più stretta protezione della polizia come i più alti vertici della politica tedesca, sorveglianza a 360 gradi 24 ore su 24 da un’unità speciale dell’Ufficio della polizia criminale di Berlino. Nessuna residenza permanente, spostamenti in veicoli blindati, ufficiali armati.

In Danimarca c’è un giornale, il Jyllands Posten, la cui redazione assomiglia oggi a un bunker militare. E’ quello che nel 2006 pubblicò le vignette su Maometto. Circondata da una barriera di filo spinato, sbarre, lastre metalliche e telecamere che circondano per un chilometro il giornale. L’ingresso ha lo stesso meccanismo delle chiuse dei fiumi. Si apre una porta, entra una macchina, la porta si richiude e si apre quella di fronte. I giornalisti entrano soltanto uno alla volta, digitando un codice personale (una misura che non ha protetto i giornalisti di Charlie Hebdo). Numerosi dipendenti del quotidiano hanno dovuto lasciare il giornale a causa di un forte stress psicologico. Un loro vignettista, Kurt Westergaard, è scampato a numerosi attentati, anche dentro alla propria casa. Si è salvato chiudendosi nella “panic room”.

In Inghilterra hanno appena stracciato il contratto della celebre giornalista Julie Burchill dopo che era stata accusata di “islamofobia”.

Sembra grottesco, ma questi paesi, grazie all’aiuto dell’Onu, ci stanno riuscendo. E se continua così la libertà di espressione in Europa sbiadirà fino a che non vedremo più neanche la differenza fra il nostro mondo e il loro, dove chi parla e pensa liberamente finisce sulla forca, a frustate o in una fossa.



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