Abbiamo Perso la Bussola?


Nota di

Alcune forti affermazioni del presente articolo potrebbero non essere condivisibili al cento per cento o peccare di insufficienza di fonti che sostengono la tesi. Concordiamo altresì, nella maniera più totale, che la paura di cui parla l’articolo che pubblichiamo esista realmente, che conviviamo con essa da oltre un anno e che molti ne siano così assuefatti da non renderle il giusto giudizio. Condividiamo anche il pensiero dell’autore sulla natura prevalentemente artificiale di suddetta paura e sui metodi e sulle conseguenze altamente lesivi per il corpo sociale.

“Non morire è una cosa. Vivere è un’altra”

Gustave Thibon (Saint-Marcel-d’Ardèche 1903-2001), filosofo e scrittore francese, soprannominato “il filosofo contadino” (“le philosophe-paysan”).


Quale chiave di lettura per la situazione attuale? Tra paura e rassegnazione, viviamo un’isteria di massa: la gente ha perso la bussola. Come è potuto accadere che la narrazione ufficiale abbia ottenuto un larghissimo consenso?

Ripreso da Accademianuovaitalia.it

di Francesco Lamendola

Da qualunque lato si consideri la cosa, sul piano strettamente numerico la situazione attuale è molto semplice: poche decine di persone, imparentate fra loro o unite da vincoli strettissimi di tipo massonico ed esoterico, riescono a tenere soggiogate sette miliardi e mezzo di persone: a raccontare loro tutto quello che vogliono, a far fare loro tutto quello che vogliono, a imporre loro qualsiasi tipo di legge, di misura, di sentimento, di pensiero e stile di vita. Con le poche eccezioni di qualcuno che si rende conto di cosa sta accadendo e vorrebbe reagire, ma non può, perché si trova del tutto isolato e guardato dagli altri, a volte persino dagli amici e dai familiari, alla stregua d’un pazzo o un untore; e con una “maggioranza silenziosa”, come si diceva una volta, che forse ha dei dubbi, forse persino dissente, tuttavia non lo lascia vedere e si adegua senza discutere alla narrazione ufficiale, sottomettendosi con docilità a tutte le pretese del potere, a cominciare da quelle di tipo sanitario: protocolli che inibiscono la libertà del medico, tamponi, vaccini, mascherine, distanziamento, quarantena, eccetera.

Questo è lo stato delle cose, e con questo bisogna fare i conti:

– non c’è un solo statista che abbia smentito o contraddetto la narrazione ufficiale: o meglio ce n’era uno, il presidente americano Trump, ma è stato cacciato dal potere per mezzo di una colossale e sfacciata frode elettorale, consumata praticamene alla luce del sole, con milioni e milioni di voti postali fabbricati su misura per dar la vittoria al partito dell’ordine politico/finanziario/sanitario; e un altro, il presidente russo Putin, che rimane al suo posto, ma in un contesto geopolitico di totale isolamento e di costante minaccia economica e militare;

– non c’è un partito politico che contesti apertamente la realtà della pandemia e la bontà delle misure adottate nei confronti di essa;

– non c’è un organo della magistratura che prenda le difese delle libertà costituzionali dei cittadini, violate a colpi di decreti governativi;

– non c’è uno scienziato illustre, o un direttore sanitario, o un primario d’ospedale, che si ribellino a dei protocolli sbagliati, calati dall’alto dai governi e dai loro sedicenti comitati medico-scientifici, e restituiscano alla classe medica la libertà di curare i pazienti secondo scienza e coscienza, come finora è sempre stato (mentre i pochissimi medici che seguitano a farlo, a proprio rischio e pericolo, ottengono dei risultati eccellenti, coi malati curati in casa e portati alla guarigione praticamente senza rischio di morte);

– non c’è un direttore delle maggiori testate giornalistiche o delle maggiori reti televisive che abbia combattuto per ristabilire la verità e per sbugiardare le spudorate e gigantesche menzogne della versione unica;

– non c’è un sindacato o una associazione di consumatori che abbia mobilitato la gente o intrapreso un’azione giudiziaria volta e ristabilire i diritti violati dei cittadini e dei lavoratori, con il libero esercizio della libertà d’impresa e del godimento della proprietà privata, né per le inefficienze più clamorose del governo, come l’aver proibito – senza indennizzo – l’apertura della stagione turistica invernale con quattro ore di anticipo rispetto alla sua apertura effettiva, già avviata da migliaia di operatori del settore;

– non c’è un rettore di ateneo o una petizione di docenti universitari (come ce n’erano tante negli anni della grande ubriacatura di sinistra) che abbiano protestato contro questo complesso di abusi e di patenti violazioni della Costituzione e contro questo sistematico e gravissimo attentato al diritto all’istruzione;

– non c’è un comandante dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato o della Polizia locale che si sia rifiutato di far applicare le misure terroristiche a danno dei cittadini in fatto di libertà di spostamenti, di multe e perfino di arresto di cittadini inermi, per non parlare di trattamenti sanitari obbligatori imposti a chi osa protestare, o di sante Messe interrotte in maniera brutale e sacrilega, come forse non accadeva neppure nei Paesi comunisti di nefanda memoria;

– non c’è un sindaco di alcuna città, grande o piccola, né una sola giunta regionale, o un solo presidente di consiglio regionale, o un solo assessore alla sanità, o alla cultura, o all’istruzione, che abbia fatto sentire la sua voce per esprimere dissenso contro la forma e la sostanza dei decreti imposti dalla presidenza del Consiglio dei ministri;

– non c’è una sola delle tante associazioni di magistrati, per non parlare dei tanto celebrati tribunali internazionali, che abbia aperto un’inchiesta sull’operato dei comitati tecnico-scientifici, o dei governi, da una parte, e dei capi di Stato (nel caso di una Repubblica parlamentare, come la nostra) dall’altra, i quali, rispettivamente, avrebbero dovuto decidere l’adozione di misure legittime e proporzionate alla situazione reale, e vigilare affinché la lettera e lo spirito della carta costituzionale venissero rispettati;

– non c’è un cardinale, un vescovo, una Conferenza episcopale che abbiano reagito alla clamorosa violazione dei Concordati fra Stato e Chiesa in fatto di limitazioni all’esercizio della libertà di culto (con due o tre eccezioni al massimo, fra cui quella di monsignor Carlo Maria Viganò, il quale, da due anni e mezzo è costretto a vivere in clandestinità, cosa che dalla narrazione ufficiale non risulta neppure: vedi la voce a lui dedicata su Wikipedia).

Al contrario, almeno in apparenza sono tutti sdraiati sulla narrazione ufficiale; sono tutti ossequienti verso le misure sanitarie, sfoggiano la mascherina sul viso, prendono per buone le cifre dei contagi e dei decessi, e si fanno docile cassa di risonanza di tutto ciò che i governi, a loro volta manovrati dal vero potere mondiale, che è quello finanziario, decidono di fare, di dire e di tacere, a loro insindacabile giudizio. Qualunque cosa si pensi e qualunque cosa s’intenda fare per opporsi allo stato di cose presente, bisogna partire da qui: la narrazione ufficiale ha ottenuto un larghissimo consenso, e chi la contesta non trova ascolto che presso una sparuta minoranza di persone. Inoltre, è quasi inutile fare appello, nei confronti della maggioranza, ad argomenti razionali; inutile parlare di cifre ufficiali nude e crude, che sono ben diverse da quelle sbattute nei titoli sulle prime pagine di giornali e telegiornali; inutile citare il parere di pochi illustri scienziati, giuristi e costituzionalisti e di pochissimi intellettuali autorevoli, ma fuori dal coro. La maggioranza della gente è in preda a un’isteria di massa, non pensa razionalmente e non è accessibile ad alcun argomento razionale mirante a modificare la sua percezione della realtà. Al posto della ragione usa il sentimento: è del tutto dominata dalla paura e la paura è il sentimento irrazionale per eccellenza. Quando una persona ha paura, le si possono dire le cose più ragionevoli, più evidenti, più sagge di questo mondo, e perfino le più in accordo con il senso comune: non servirà a nulla, perché quella persona non tornerà a ragionare, e a interpretare i fatti in maniera realistica e razionale, se non quando la morsa della paura si sarà allentata, per lasciare spazio ad un altro orizzonte percettivo e cognitivo. È proprio come si vede nei film: inutile discutere con una persona in preda a una crisi isterica; bisogna aspettare che le sia passata, e magari fargliela passare con un sonoro ceffone: allora, e solo allora, si potrà farla tornare sul terreno della ragione e parlarle come si parla a una persona normale, in grado d’intendere e di volere.

Da sempre la cultura progressista trova difficoltà ad ammettere che un movimento o un regime politico di destra, come il fascismo, abbia avuto o abbia il consenso della maggioranza della popolazione, perché ciò implicherebbe: a) che è falso il postulato progressista secondo cui il popolo ha sempre ragione; b) che le forze di sinistra sanno sempre interpretare meglio di chiunque altro i bisogni e le aspirazioni dei lavoratori. Da questa ipocrisia, negatrice della verità, deriva la manipolazione del passato e la lettura distorta del presente, ad esempio di Trump come un nuovo Mussolini e dei suoi sostenitori come di altrettanti “fascisti”, la cui marcia verso il secondo mandato presidenziale andava sbarrata ad ogni costo, per il bene dell’America e dell’umanità intera. Ebbene, non si deve fare come i signori progressisti, che pur di dare sempre e comunque ragione a se stessi non esitano a dare torto alla realtà, a mistificarla, a capovolgerla, per esempio sostenendo che il regime fascista si reggeva sulla pura forza della repressione, o che gli odierni movimenti di matrice populista e sovranista (quelli malati e cattivi, perché ora c’è chi, genialmente, ha scoperto un populismo sano e vorrebbe cavalcarlo) prospera sulla base di menzogne e retorica razzista senza alcun contenuto reale, sfruttando semplicemente l’ingenuità e la credulità della gente. E qui essi sfiorano un tasto quanto mai delicato, perché sono a un passo dal dire che il popolo bue non capisce niente e meno male che ci sono loro, esperti e consapevoli, che ne prendono la guida senza secondi fini ma solo perché sanno, loro sì e tutti gli altri no, quali sono i veri interessi e in che consista il vero bene della società (il che è effettivamente ciò che pensano, ma non lo ammetterebbero mai, neanche davanti a se stessi perché loro sono buoni, quindi un così ignobile pregiudizio non potrebbe mai albergare nella loro coscienza pura e immacolata). Perciò, se gli operai hanno smesso da un pezzo di votare per i partiti di sinistra e votano per quelli di destra, la ragione deve pur esserci, e bisogna trovare la quadratura del cerchio: da un lato assolvere il popolo dall’odioso e inammissibile sospetto di esser coscientemente razzista, populista (di un populismo malato e cattivo) e neofascista o cripto fascista, o fascista bello buono; dall’altro legittimare se stessi quali guide necessarie e indispensabili traghettatori verso le magnifiche sorti e progressive. E la spiegazione è questa: esistono dei fermenti sani nella gente comune, ma i seminatori di odio (quelli di destra, quelli che vanno censurati da Youtube e denunciati alla magistratura) fanno di tutto per deviare e stravolgere quei fermenti, e portarli in una direzione innaturale, vale a dire quella che consiste nell’amare e difendere la fede, la patria e la famiglia.

Tutto questo discorso per dire che non bisogna fare come loro: non bisogna scambiare la realtà, più o meno in buona fede, coi propri desideri; bisogna prendere atto che in questa fase storica la gente ha perso la bussola, le persone comuni hanno smarrito il loro istintivo buon senso e perfino l’istinto di conservazione. Come altrimenti spiegare l’affezione per la mascherina, magari anche in casa e perfino a letto, come vorrebbe qualcuno, quando il nostro organismo reagisce con tutte le sue forze e ci avverte che lo stiamo avvelenando, giorno per giorno e minuto per minuto? Amare il popolo, amare la gente semplice, la gente normale, i vecchi impauriti e i giovani omologati, non significa in alcun modo idealizzarli: si può amare di un amore tenerissimo anche la propria madre, o il proprio figlio, pur vedendone i gravi difetti e pur dovendo ammettere che, in questa o quella circostanza, si sono comportati male, malissimo.

Che fare, allora? In che modo trasformare questa compassione per una società confusa, smarrita, terrorizzata, in un sentimento più attivo e virile di amore, ossia l’amore che cerca per l’altro solo il bene e, se lo vede avvilito e ripiegato in se stesso, non si rassegna, non lo “accetta” così, ma vuole far di tutto affinché si rianimi e torni ad esprimere il meglio di sé? Quanti equivoci sul concetto (progressista) di accettazione, figlio legittimo del concetto (illuminista) di tolleranza: io ti rispetto, dunque ti accetto. No, non è vero. Io non accetto e non accetterò mai di vedere mio figlio, di vedere un amico ridursi a vegetare, a incretinirsi, o, peggio, prendere una strada sbagliata, fare del male a se stesso e agli altri, ad esempio diventando dipendente dalla droga e perciò sempre alla ricerca di soldi, in qualsiasi modo e a qualunque prezzo. Non è amare accettare questo tipo di cose; chi accetta che l’altro si distrugga e distrugga quanti gli stanno intorno, non ama, è accecato da un’idea folle e sbagliata di tolleranza, e si è  allontanato dal mondo reale per inseguire le sue stupide utopie alla Rousseau. Ma come fare, se l’altro, perfino il figlio, l’amico, non vogliono sentire ragioni, anzi insorgono e si rivoltano contro chi cerca di aprir loro gli occhi? Come far capire alle persone, per esempio, che farsi vaccinare equivale a esporsi a pericoli gravissimi per la propria salute, non giustificati in alcun modo da un pericolo reale, e inoltre rendersi corresponsabili della orribile pratica del commercio dei feti abortiti, grazie al quale i producono i codìsiddetti vaccini? Bisogna agire su diversi livelli. Il primo livello è quello della testimonianza individuale: io non seguo la massa, mi comporto secondo coscienza, valuto caso per caso quali siano le cose giuste, che vanno fatte e quelle sbagliate, che vanno evitate. Il secondo livello è quello dell’azione sul medio e lungo periodo: concentrarsi sui giovani, sui bambini; moltiplicare i buoni esempi e le testimonianze nei loro confronti; fare appello alla loro ragione, visto che la ragione degli adulti e dei vecchi si è eclissata. Il terzo livello è spirituale: tutto ciò che sta accadendo viene da una grave crisi spirituale, perciò bisogna reagire puntando sulla rinascita spirituale. Meditazione, preghiera, affidamento fiducioso a Dio: senza ciò nulla di buono può essere fatto, anche se vi fossero le migliori intenzioni.



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