Lavoro Autonomo in Picchiata

Oltre 30 mila professionisti e circa 170 mila lavoratori indipendenti hanno chiuso la propria attività nei primi sei mesi del 2020. I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare.

Da Italiaoggi.it

di Michele Damiani

Oltre 30 mila professionisti e circa 170 mila lavoratori indipendenti hanno chiuso la propria attività nei primi sei mesi del 2020. I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre. Cali importanti anche tra le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%).

Gli effetti della crisi economica causata dal Covid-19 sui lavoratori autonomi sono stati analizzati e riportati da Confprofessioni che oggi presenterà il suo quinto report annuale sulle libere professioni in Italia.

Secondo quanto si legge nel report, quindi, nei primi sei mesi del 2020, oltre 30 mila liberi professionisti (in prevalenza donne) hanno dovuto abbandonare la propria attività a causa della crisi innescata dalla pandemia, cui si aggiungono circa 170 mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di lavoratori autonomi bloccati dal primo lockdown (il numero degli autonomi bloccatti è ricavato dall’analisi dei dati fino al 3 maggio). I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre del 2020 e si registrano significative contrazioni anche tra le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%). Pesante anche il bilancio per i professionisti – datori di lavoro che nel primo trimestre del 2020 registrano una flessione del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione insiste prevalentemente nel Nord Italia (-23,9%), dove scende anche il numero di liberi professionisti senza dipendenti, e nel Centro Italia (-28,3%). In netta controtendenza il Sud Italia, dove la variazione risulta invece positiva per entrambe le componenti e a crescere è soprattutto il numero di datori di lavoro (+15,9%).

Oltre 30 mila professionisti e circa 170 mila lavoratori indipendenti hanno chiuso la propria attività nei primi sei mesi del 2020. I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre. Cali importanti anche tra le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%).

Gli effetti della crisi economica causata dal Covid-19 sui lavoratori autonomi sono stati analizzati e riportati da Confprofessioni che oggi presenterà il suo quinto report annuale sulle libere professioni in Italia.

Secondo quanto si legge nel report, quindi, nei primi sei mesi del 2020, oltre 30 mila liberi professionisti (in prevalenza donne) hanno dovuto abbandonare la propria attività a causa della crisi innescata dalla pandemia, cui si aggiungono circa 170 mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di lavoratori autonomi bloccati dal primo lockdown (il numero degli autonomi blocatti è ricavato dall’analisi dei dati fino al 3 maggio). I settori professionali più colpiti sono quelli legati al commercio, finanza e immobiliare con un calo di quasi il 14% nel primo trimestre del 2020 e si registrano significative contrazioni anche tra le professioni dell’area tecnica (-5,7%) e amministrativa (-2,5%). Pesante anche il bilancio per i professionisti – datori di lavoro che nel primo trimestre del 2020 registrano una flessione del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione insiste prevalentemente nel Nord Italia (-23,9%), dove scende anche il numero di liberi professionisti senza dipendenti, e nel Centro Italia (-28,3%). In netta controtendenza il Sud Italia, dove la variazione risulta invece positiva per entrambe le componenti e a crescere è soprattutto il numero di datori di lavoro (+15,9%).PUBBLICITÀ

Guardando al primo trimestre 2020, sulla base dei dati Istat, il calo di liberi professionisti (-1,2%) è risultato leggermente più marcato rispetto a quello dell’anno precedente (-0,2%). La diminuzione sembrerebbe riguardare soprattutto la componente femminile (-2,6%) risultando molto più contenuta per i maschi (-0,4%). Il segno negativo è prevalentemente a carico degli under 34 (-11%), mentre la crescita maggiore si riscontra nella fascia 45-54 anni (+4%).

«Tale flessione», il commento del presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, «va valutata tenendo d’occhio anche le dinamiche di lungo periodo. Per ragioni strutturali, nell’ultimo decennio il lavoro indipendente era già sotto pressione (-735 mila lavoratori circa), colpito da una silenziosa rivoluzione interna nei flussi di entrata e di uscita. Nelle fasce di età più giovani mancano all’appello quasi 1 milione di persone: un crollo solo in parte compensato dalle fasce di età più anziane e dai nuovi ingressi dei laureati (+372 mila), che di norma si vanno a collocare tra i liberi professionisti».

Confprofessioni ha poi riassunto i dati in merito alle misure di sostegno a favore dei liberi professionisti (si veda tabella in pagina). Ad aprile le casse di previdenza professionali hanno accolto oltre 400 mila domande per l’indennità dei 600 euro, introdotta dal decreto Cura Italia; mentre a maggio sono quasi 5 milioni le domande dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata pervenute all’Inps, con una percentuale di accoglimento che supera l’80%. Le categorie che hanno fatto maggior ricorso alle indennità sono gli psicologi e i geometri, con una percentuale di domande presentate superiore al 60%. Seguono gli avvocati, gli ingegneri, gli architetti, e i veterinari con percentuali intorno al 50%. Tutte le altre categorie si attestano sotto il 40%, mentre in coda, sotto il 12%, troviamo quasi tutte le professioni sanitarie e i notai.

Il comparto dei liberi professionisti in Italia invece, fanno sapere dall’associazione, conta poco più di 1,4 milioni di unità, ovvero oltre il 6% del totale degli occupati, con una dinamica in continua crescita negli anni: «Nel 2019 si contano quasi 300 mila professionisti in più rispetto al 2009 (+18%). Insieme alla categoria degli imprenditori, che conta numeri più contenuti, le libere professioni rappresentano l’unico segmento in crescita all’interno del lavoro indipendente, in tendenziale declino nell’ultimo decennio (-730 mila unità). Il trend di crescita trova conferma nel contesto europeo dove la quota dei liberi professionisti passa dai poco più di 5 milioni del 2009 agli oltre 6,4 milioni del 2019 (+26,5%)».

In merito alle professioni diverse da quelle iscritte agli enti di previdenza privati, Confprofessioni evidenzia come tra il 2014 e il 2019, il comparto libero professionale ha visto aumentare molto la componente non ordinistica, quindi i professionisti iscritti alla Gestione separata Inps (+23%). Nel 2019 si contano quasi 150 mila professionisti in più rispetto al 2014, di cui circa la metà (poco meno di 72 mila) iscritti alla gestione separata Inps. Tuttavia i professionisti con Cassa di previdenza privata si caratterizzano per un reddito medio in crescita (+4,4%) e pari a 35 mila euro al 2019, mentre i secondi vedono calare in misura significativa i propri introiti (- 10%) che si attestano al 2019 su una cifra poco superiore ai 15 mila euro, meno della metà di quella delle professioni ordinistiche. Infine, prendendo in esame il periodo 2012-2018 emerge come le imprese individuali rappresentino ancora il 50% nell’ambito delle attività professionali, scientifiche e tecniche (dato che sale al 65% nell’area della sanità e dell’assistenza sociale), mentre il settore dell’informazione e comunicazione risulta costituito per oltre il 70% da società di capitale. Tuttavia, negli ultimi anni, sottolinea il Rapporto, si registra una tendenza comune tra i tre settori che indica un aumento delle società di capitale e una diminuzione delle imprese individuali e delle società di persone, confermando quei processi di rafforzamento della struttura d’impresa che normalmente si accompagnano ad una maggiore competitività.



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