PLAUSO ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI PISA

…PER AVER DIFESO LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO CONTRO LE INSIDIE CONTENUTE NEL DDL ZAN

Comitato Famiglia Scuola Educazione Pisa

Nella seduta conciliare del 17 novembre il Consiglio Comunale di Pisa
ha approvato una mozione che impegna la Giunta a manifestare in Parlamento
il proprio dissenso all’approvazione del d.d.l. cd. “Zan” sull’
omo-transfobia, in quanto suscettibile di violare le libertà di pensiero, di
parola, di associazione, stampa, di educazione, di insegnamento e religiosa.
Nel plaudire a questo atto simbolicamente molto importante per tutto il
popolo che ama e difende la vita e la famiglia, si rammenta in proposito
che autorevoli personalità (docenti universitari, presidenti emeriti della
Corte Costituzionale, alti magistrati, intellettuali di varia estrazione culturale,
ecc.) hanno rivolto un apposito appello a tutti i Senatori, per evidenziare:

  • che la citata la proposta di legge è del tutto inutile sul piano legale,
    poiché gli omosessuali e i transessuali già godono degli strumenti giuridici
    previsti dal codice penale per tutti i cittadini, contro qualunque forma
    di ingiusta discriminazione, violenza, offesa alla propria dignità personale,
    e garantiti dall’art. 3 della Costituzione;
  • che l’Italia non è un affatto un paese omofobo, come conferma l’Osservatorio
    per la Sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) presso
    il Ministero dell’Interno: dal 2010 al 2018 sono stati segnalati 197 casi di
    discriminazione per orientamento sessuale e 15 per discriminazione
    dovuta ad identità di genere, per un totale di 212 e con una media di
    soli 26,5 casi all’anno a livello nazionale;
  • che l’introduzione in tutte le scuole di ogni ordine e grado, comprese
    le scuole paritarie, della Giornata nazionale «contro l’omofobia, la lesbofobia,
    la bifobia e la transfobia» significa far entrare nei percorsi
    scolastici contenuti fortemente ideologici (tra cui l’ideologia gender, palesemente
    screditata a livello scientifico) contrari ai principi della famiglia
    naturale e in spregio alla libertà di educazione dei figli costituzionalmente
    garantita;
  • che non spetta alla legge definire la natura umana, né cosa siano sesso,
    genere, identità di genere e orientamento sessuale, perché ci sono
    dati biologici immodificabili che lo attestano;
  • che, invece, l’art.1 del DDL Zan fa proprio questo e lascia troppo spazio
    alla soggettività della propria identità minando così la certezza del
    diritto;
  • che la legge introduce reati d’opinione, largamente soggettivi e lasciati
    alla discrezionalità di chi deve indagare e decidere, con il rischio concreto
    che sostenere temi come la famiglia costituzionale, la necessità
    per un bambino di un papà e di una mamma, il rifiuto dell’ideologia
    gender, ecc. siano ritenuti reati, così impedendo di fatto la libertà di
    opinione e, quindi, educativa delle attuali e nuove generazioni.
  • che, infine, altri paesi che avevano approvato leggi analoghe hanno
    preso atto dei gravi danni arrecati a bambini e adolescenti nell’instillare
    loro, in una fase delicata dello sviluppo, il dubbio di “essere nati nel
    corpo sbagliato”, e si trovano ora a fronteggiare le azioni legali di chi,
    essendo ricorso alla chirurgia per una modifica dei genitali che non potrà
    mai essere una modifica del carattere sessuale innato, chiedono di
    tornare indietro e di essere indennizzati per i danni subiti.


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